Il costume tradizionale di Monserrato non può essere ridotto a un’immagine folkloristica immutabile. La stessa ricostruzione comunale sottolinea che l’abbigliamento ha subito trasformazioni profonde e che è difficile ricostruire con assoluta precisione la foggia originaria. Proprio questa complessità rende il costume un tema storico interessante.
Un patrimonio difficile da conservare
Le fonti ricordano che gli abiti più belli venivano spesso utilizzati anche per vestire i defunti. La rarità degli esemplari sopravvissuti e i cambiamenti intervenuti nel tempo rendono quindi preziose fotografie, descrizioni e testimonianze.
Su fordallinu
L’abito di gala delle ricche proprietarie terriere era chiamato “su fordallinu”. Il nome viene ricondotto a “farda” o “fordali”, la larga fascia che guarniva la gonna. L’abbigliamento rifletteva anche una precisa gerarchia sociale e non era uguale per tutte le donne della comunità.
Sa camisa e sa scuffia
“Sa camisa” era una camicia in tela fine, arricchita sul collo e sulle maniche da ricami o pizzi lavorati all’uncinetto o ad ago. “Sa scuffia” era invece un copricapo in raso color rosso magenta.
Velluto, oro e broccato
Il complesso comprendeva “su froccu de velluttu”, fascia di velluto nero con frange dorate ai lati del viso; “sa lazzada” o “cinta de oru”, una cintura in gallone d’oro; e “su sinzu”, un corsetto realizzato in broccato o velluto.
Su velu e is bottinus
“Su velu” era un velo di tulle ricamato interamente a mano. Particolarmente interessante è la notizia sugli “is bottinus”: le scarpe venivano confezionate proprio a Monserrato da un artigiano calzolaio. Il costume diventa così anche una porta d’ingresso alla storia degli antichi mestieri.
Come documentare il costume senza inventarlo
Il portale evita di presentare una ricostruzione moderna come se fosse necessariamente identica all’abito di un’epoca precisa. Fotografie datate, inventari familiari e studi etnografici possono aiutare a distinguere meglio varianti, periodi e classi sociali.
