Una minuta notarile del 1564 offre uno dei riferimenti documentari più importanti per la storia della chiesa di Sant’Ambrogio. SardegnaCultura la utilizza per datare con maggiore precisione la fase costruttiva dell’edificio, superando le sole ipotesi stilistiche.
Il documento del 1564
Nell’atto il decano della cattedrale di Cagliari e prebendato di Pauli de Pirri, don Geronimo Zapata, insieme ai sindaci della villa, stipula accordi con alcuni picapedrers, cioè scalpellini, per la realizzazione del “cap d’altar” della chiesa parrocchiale ancora da costruire.
I nomi degli artigiani
La fonte cita Gaspare, Pierotto, Giovanni Antonio Barrai e Giovanni Vacca. SardegnaCultura specifica che Barrai apparteneva a una nota famiglia di picapedrers attiva nella Sardegna meridionale nella seconda metà del Cinquecento, mentre Giovanni Vacca è indicato come proveniente da Cagliari.
Perché il documento conta anche per la genealogia
Questi nomi costituiscono attestazioni documentarie, ma non permettono automaticamente di definire l’origine di una famiglia monserratina. La provenienza esplicita di Vacca da Cagliari dimostra perché una prima comparsa in un atto non equivale a radicamento genealogico.
Un secondo documento del 1615
SardegnaCultura segnala inoltre un documento del 1615 relativo alla costruzione dei muri ai lati della facciata. La sequenza 1564–1615 aiuta quindi a leggere Sant’Ambrogio come edificio formatosi attraverso fasi documentabili, non come monumento nato in un solo momento.
