Si apre in una nuova scheda
Monserrato.it – Home

Tradizioni

Su fordallinu e il costume tradizionale di Monserrato

Su fordallinu, sa camisa, sa scuffia, su velu e is bottinus: il costume di gala e la gerarchia sociale nell’abbigliamento monserratino.

Documentato · fonte istituzionaleAggiornato il 11/09/2026

Il costume tradizionale di Monserrato non può essere ridotto a un’immagine folkloristica immutabile. Le fonti locali e catalografiche mostrano una storia fatta di differenze sociali, usi quotidiani e festivi, trasformazioni, perdite e ricostruzioni.

Un patrimonio difficile da conservare

Le ricostruzioni dedicate all’abbigliamento monserratino ricordano che molti abiti antichi non sono arrivati fino a noi. Una delle ragioni tramandate dalle fonti locali è l’uso di vestire i defunti con gli abiti migliori. A questo si aggiungono l’usura, i cambiamenti della moda e il riutilizzo dei tessuti. Perciò fotografie, capi conservati dalle famiglie e inventari museali sono particolarmente importanti.

Non esisteva un solo “costume”

L’abbigliamento variava secondo occasione e posizione sociale. Le fonti distinguono abiti da gala, giornalieri e domestici. Su fordallinu viene associato soprattutto alle donne benestanti e proprietarie terriere: non va quindi presentato come se ogni donna di Pauli indossasse lo stesso abito nello stesso modo.

Sa camisa, sa scuffia e gli altri elementi

Sa camisa era una camicia di tela fine con collo e maniche arricchiti da ricami o pizzi; sa scuffia un copricapo in raso, descritto nelle fonti locali in tonalità rosso-magenta. Su froccu de velluttu era una fascia di velluto nero con elementi dorati ai lati del viso, mentre sa lazzada o cinta de oru costituiva una fascia ornamentale dorata.

Su sinzu era il corsetto, realizzato in broccato o velluto; su velu un velo di tulle ricamato a mano. Anche le calzature raccontano la vita artigiana: le fonti ricordano is bottinus, realizzati da calzolai attivi a Monserrato.

1950: la Corale e il ritorno degli abiti in pubblico

La Monserratoteca colloca nel 1950 la nascita della Corale di Monserrato nell’ambiente giovanile ACLI. La storia dell’attuale Associazione Folklorica racconta che il gruppo iniziò a partecipare alle manifestazioni e che, per prendere parte alla festa di Sant’Efisio, dovette confrontarsi concretamente con il problema di reperire abiti storici.

1952: gli abiti prestati dalle famiglie

Per la partecipazione a Sant’Efisio del 1952, secondo la ricostruzione dell’associazione, alcuni capi furono chiesti in prestito alle famiglie monserratine che ancora li conservavano. Questo dettaglio è molto importante: mostra che la memoria vestimentaria non era custodita soltanto da istituzioni, ma anche dentro le case.

Negli anni Cinquanta furono inoltre realizzate riproduzioni di sette fordallinus prendendo come riferimento originali esistenti. L’associazione indica la manifattura veneziana Seterie Bevilacqua per la riproduzione dei tessuti: un esempio di come la ricostruzione folklorica del Novecento cercasse materiali capaci di avvicinarsi ai modelli storici.

Dalla Corale alla Pro Loco

La stessa memoria associativa lega quell’esperienza alla nascita della Pro Loco nel 1957. Negli anni successivi il gruppo partecipò anche a manifestazioni fuori dalla Sardegna: sono ricordate iniziative sulle navi Tirrenia nel 1960 e 1961 e una partecipazione a Nizza nel 1962. Sono tappe della storia dell’associazionismo folklorico, non prove sull’abbigliamento ottocentesco: le due dimensioni vanno tenute distinte.

I capi storici e le riproduzioni

L’Associazione Folklorica Monserrato APS dichiara di conservare pezzi vestimentari risalenti alla metà dell’Ottocento e le sette riproduzioni di su fordallinu realizzate negli anni Cinquanta. Un esemplare è indicato come esposto dal 1985 nel Museo del Costume di Nuoro; un altro è stato utilizzato nel progetto espositivo EFISIO 2018.

Questi dati permettono di distinguere almeno tre livelli: capi storici effettivamente conservati, riproduzioni novecentesche da originali e costumi utilizzati oggi nelle manifestazioni. Confonderli significherebbe appiattire oltre un secolo di storia.

Le schede del Catalogo nazionale

Il Catalogo Generale dei Beni Culturali censisce presso il Museo Sardo di Antropologia ed Etnografia della Cittadella universitaria alcuni complessi di abbigliamento tradizionale datati ai primi del Novecento. Le schede descrivono materiali e componenti — cotone, orbace, panno, ricami, copricapi, busti, gonne, grembiuli e accessori — e sono utili per lo studio comparativo.

La loro collocazione attuale a Monserrato, però, non deve essere confusa automaticamente con la provenienza monserratina di ogni singolo oggetto: per attribuire con certezza un capo alla comunità locale occorre leggere il campo di provenienza e la documentazione catalografica specifica. Il portale mantiene questa distinzione.

Il costume come archivio sociale

Studiare l’abbigliamento significa leggere differenze economiche, abilità artigiane, reti familiari e forme di rappresentazione pubblica. Un ricamo, un tessuto o una scarpa possono raccontare il lavoro di sarte, ricamatrici e calzolai; il prestito di un abito racconta invece come la memoria sia passata dalle famiglie alle associazioni.

Per questo su fordallinu non è soltanto un simbolo da mostrare durante una festa: è una porta d’ingresso alla storia sociale di Monserrato.

Dove si trova

Apri in Google Maps ↗